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La Dop economy italiana: un motore culturale ed economico che continua a crescere

30 Novembre 2025

Nel 2024 la Dop economy italiana conferma di essere una delle filiere più dinamiche e identitarie del Paese, capace di unire valore economico, radicamento territoriale e una straordinaria capacità di competere sui mercati globali. I dati del XXIII Rapporto Ismea–Qualivita raccontano un sistema che non solo resiste alle difficoltà del contesto internazionale, ma continua a espandersi, raggiungendo i 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione.

La spinta di questo ecosistema viene tanto dal cibo quanto dal vino, seppure con dinamiche diverse. Il comparto alimentare vive un vero e proprio slancio, superando per la prima volta i 9,6 miliardi di euro e mettendo a segno un +7,7% trainato soprattutto da formaggi, paste alimentari, ortofrutticoli e oli d’oliva, categoria quest’ultima protagonista di un impressionante +46,9%. Il vino, dopo la frenata del 2023, ritrova stabilità e consolida un valore di poco superiore agli 11 miliardi, pur con risultati differenziati tra le denominazioni.

Se la produzione interna mostra una tenuta straordinaria, è l’export a segnare la svolta più significativa. Per la prima volta nella storia le esportazioni dei prodotti DOP e IGP superano i 12 miliardi di euro, crescendo dell’8,2% e battendo un doppio record: il cibo oltre i 5 miliardi e il vino oltre i 7. Complessivamente, le vendite all’estero aumentano sia nell’Unione europea (+5,9%) sia nei mercati extra-UE (+10,4%), con gli Stati Uniti che assorbono da soli il 22% dell’intero export. Eppure, nonostante gli effetti negativi dei dazi americani siano avvertiti dal 48% delle filiere, più della metà dei Consorzi ha reagito diversificando i mercati, segno di una crescente maturità strategica.

Sul piano territoriale, la fotografia che emerge è quella di un’Italia a forte trazione agroalimentare, capace però di esprimere dinamiche molto differenti tra le sue macroaree. Nel 2024 ben quattordici regioni su venti registrano una crescita della Dop economy, segno di una vitalità diffusa che non si concentra più soltanto nei “territori storici”, ma coinvolge sempre più aree emergenti.

Il Nord-Est si conferma il vero motore pulsante del sistema, con un valore complessivo di 11,24 miliardi di euro, pari al 54% dell’intera Dop economy nazionale. Veneto ed Emilia-Romagna guidano la classifica nazionale, con rispettivamente 4,94 e 3,99 miliardi di euro, e con un ulteriore contributo di Friuli-Venezia Giulia, in crescita dell’8,1%, mentre il Trentino-Alto Adige mostra un lieve arretramento. È un’area che continua a dimostrare un equilibrio solido tra grandi denominazioni vinicole e un tessuto alimentare ricco e strutturato.

Nel Nord-Ovest, invece, il protagonista assoluto è la Lombardia, che tocca i 2,9 miliardi di euro e cresce del 13,1%, segnando il quarto anno consecutivo di aumento. La regione trascina con sé l’intera macroarea, che nel complesso sale del 7,1%. Più debole il Piemonte, che arretra del 2,8%, nonostante il suo peso di secondo polo vinicolo italiano.

Il Sud e le Isole vivono una fase di dinamismo incoraggiante, con un valore aggregato di 3,16 miliardi di euro e un incremento medio del 3,4%. In questo scenario si distinguono la Puglia, che mette a segno una crescita del 12,2%, la Campania (+3,1%) e la Sicilia (+4%). Anche Abruzzo e Calabria registrano evoluzioni positive, mentre le flessioni della Sardegna e del Molise sottolineano le sfide ancora aperte per alcune aree del Mezzogiorno.

Decisamente più complesso il quadro del Centro Italia, che dopo il calo del 2023 registra un’ulteriore contrazione (-0,9%), attenuata solo dal lieve recupero della Toscana e dalla buona performance dell’Umbria. È una delle poche zone del Paese che sembra risentire ancora di difficoltà strutturali legate alla composizione delle filiere e alla minore presenza di grandi denominazioni vinicole a forte trazione esportativa.

A livello provinciale, la mappa dell’impatto economico mostra una realtà dinamica e tutt’altro che monotona. Due province su tre crescono e una su quattro supera addirittura una variazione a doppia cifra. In cima alla classifica rimangono Treviso, Parma e Verona, ma le accelerazioni più evidenti arrivano da territori come Mantova (+20,9%), Modena (+8,4%), Udine (+8,2%) e Reggio Emilia (+8%). Anche Brescia supera la soglia del miliardo di euro, confermando la forza crescente della Lombardia nel panorama nazionale.

Quello che emerge complessivamente è un sistema in movimento, solido ma non statico, capace di adattarsi e trasformarsi. La Dop economy non è solo il valore economico dei prodotti certificati: è una infrastruttura culturale che dà forma ai territori, sostiene filiere agricole più sostenibili e rappresenta l’Italia nel mondo con un’identità riconoscibile e autentica. In un contesto internazionale incerto, la sua crescita conferma che investire sulla qualità, sulla tracciabilità e sull’origine non è soltanto una scelta culturale, ma una strategia industriale vincente.

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