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Olio di oliva: produzione in recupero sullo scorso anno, ma lontana dai livelli storici

23 Ottobre 2023

È stata ancora una volta un’annata difficile per la produzione di olio di oliva in Italia, a causa principalmente del lungo periodo di siccità invernale. Dopo il crollo produttivo dello scorso anno, le previsioni formulate da Ismea per la raccolta appena avviata è di un parziale recupero produttivo (+20%), ben lontano dalle aspettative di un’annata di carica in cui confidavano gli operatori.

Secondo le prime ricognizioni effettuate da Ismea, in collaborazione con Unaprol e Italia Olivicola, la produzione olivicola nazionale si attesterebbero sulle 290 mila tonnellate (+20%), sintesi di una forbice compresa tra una stima più pessimistica a 280 mila tonnellate e una più ottimistica che arriva a 300 mila tonnellate. Come sempre con i frantoi appena aperti si tratta di stime ancora provvisorie, che ancora non tengono conto della variabilità delle rese.

Quello che è certo che i volumi di olive raccolte appaiono già molto al di sotto delle aspettative con il rischio che la produzione di quest’anno potrebbe addirittura non raggiungere il livello medio delle ultime 4 annate.

Come sempre è stato il clima a condizionare il risultato produttivo. Per tutto l’inverno, infatti, sono continuati i problemi da siccità parzialmente compensati dalle piogge primaverili che però, proprio per il periodo in cui si sono concentrate, hanno provocato in molte aree cascola dei fiori e difficoltà di allegagione. Anche l’estate non è stata particolarmente favorevole, con il caldo torrido che nelle aree non irrigue ha causato stress agli olivi con almeno la conseguenza positiva di circoscrivere gli attacchi di patogeni.

Discorso diverso per alcune aree del centro dove invece piogge e umidità hanno creato l’habitat ideale per gli attacchi di mosca dell’olivo sebbene generalmente ben arginati.

Dalle prime rilevazioni – la raccolta è appena iniziata e solo in alcune aree –  le olive sembrano molto piccole e con rese basse ma non ci sono ancora dati sufficienti per delineare un quadro completo. Sembra invece abbastanza chiaro cosa potrebbe accadere nelle diverse aree del Paese che registrano delle problematiche e dei risultati totalmente differenti anche se, come di consueto, ci possono essere delle situazioni eterogenee anche all’interno degli stessi areali.

A grandi linee si può stimare una flessione oltre il 30% nelle aree del Nord a causa sia della naturale alternanza carica-scarica che di avversità atmosferiche di vario genere che hanno provocato danni dalla fioritura all’invaiatura. Situazione analoga nel Centro-Italia dove le piogge primaverili hanno influito negativamente sulla fioritura soprattutto sulle zone interne.

Discorso diverso è quello dell’area Sud e Isole dove il +34% è da imputare alle buone performance attese per Puglia e Calabria, che rappresentano rispettivamente il 50% e il 13% della produzione nazionale, che si stima possano tornare sulle medie dell’ultimo quadriennio pur restano al di sotto del loro potenziale. Scendendo un po’ più nel dettaglio, pur con le cautele del caso, in Puglia si stima un incremento di oltre il 50% rispetto allo scorso anno grazie soprattutto alla naturale alternanza sebbene il clima bizzarro primaverile, il caldo estivo e la grandine di fine settembre non abbiano giocato a favore degli oliveti. Anche per la Calabria si attende un incremento, sebbene meno rilevante di quello pugliese per le marcate differenze tra la parte tirrenica, che registra volumi in flessione, e quella ionica che invece è in crescita.

In Sicilia si stima una produzione sostanzialmente stabile rispetto alla già bassa produzione dello scorso anno e comunque al di sotto della media. In buona ripresa anche Abruzzo e Basilicata, mentre per le altre regioni meridionali si prospetta una produzione inferiore allo scorso anno.

Quest’anno a rendere ancora più complesse le stime produttive si aggiunge un fattore economico di primo piano. Gli alti prezzi dell’olio potrebbero indurre, infatti, molti produttori a dirottare verso i frantoi le olive a duplice attitudine. Inoltre, potrebbe essere l’anno giusto, visti i listini, per ridurre il fenomeno della non raccolta laddove i volumi delle olive sono tali da giustificare i costi della raccolta stessa. Di contro il fenomeno potrebbe accentuarsi nelle zone in cui la ridotta produzione di olive non renderebbe comunque conveniente l’operazione.

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