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2023: altra annata nera per l’agricoltura a causa del clima

26 Novembre 2023

L’agricoltura è artefice e vittima del suo stesso impatto ambientale e l’Italia è tra i Paesi in cui il settore agricolo è particolarmente esposto e vulnerabile al cambiamento climatico in atto.

Secondo le stime del’EEA (Agenzia europea dell’ambiente), con l’aumento di 1°C della temperatura media mondiale, le imprese agricole dell’area meridionale dell’Europa (Italia, Grecia, Portogallo, sud della Francia e Spagna), avranno perdite pari al 9% del valore totale del terreno agricolo, con il rischio, nel lungo periodo di subire riduzioni di oltre l’80%. Ma c’è di più, come riporta un report recentemente pubblicato dal WWF, sempre secondo le proiezioni dell’EEA, due terzi di queste perdite, potrebbero essere concentrate proprio sul territorio italiano, dove le colture sono particolarmente sensibili al cambiamento climatico. Nel 2100, la perdita di valore per il terreno agricolo in Italia potrebbe variare tra i 58 e i 120 miliardi di euro a seconda dell’avversità dello scenario di previsione. Si tratta di circa il 34-60% di perdita rispetto al presente.

Lo scenario devastante che si prospetta è in parte dovuto anche il contributo dello stesso settore agricolo sulle emissioni climalteranti: il sistema alimentare rappresenta il 29% dell’impronta ecologica globale, provocando il 37% delle emissioni totali di gas serra, soprattutto derivanti dalle attività di deforestazione, dal metano emesso dagli allevamenti e dalle emissioni di protossido di azoto legato all’uso di fertilizzanti in agricoltura.

Gli effetti dell’impatto del global warming sull’agricoltura nazionale sono evidenti già oggi: l’Italia sta progressivamente perdendo quota tra i principali produttori agricoli della UE.  Nel 2022, come rilevato dal Rapporto Ismea sulla competitività dell’agroalimentare italiano, il nostro settore agricolo è sceso al terzo posto nella graduatoria Ue per valore alla produzione, per effetto della siccità senza tregua degli ultimi due anni. Prima ancora aveva ceduto il suo storico primato e il 2023, ormai giunto al termine, non sembra annunciare risultati migliori.

Il 2023 è tra gli anni più caldi di sempre

A seguito dell’estate del 2022, la più critica degli ultimi 500 anni per il livello di siccità raggiunto in Europa e che ha provocato, secondo le stime molte associazioni di settore nazionali, perdite per 6 miliardi di euro alle aziende italiane, anche il 2023 si prepara a classificarsi al primo posto tra gli anni più caldi mai registrati, con la temperatura sulla superficie terrestre e marina di 1,1 gradi superiore alla media di tutto il ventesimo secolo.

L’estate 2023 è stata la più calda mai registrata a livello globale, ben 0,66 gradi sopra la media del ventesimo secolo.  Ma, oltre ad un agosto torrido che ha superato di 1,25 °C la media preindustriale, il mese che svetta su tutti è settembre, il più caldo di sempre con una temperatura media che ha raggiunto i 16,38°C, ovvero 0,5 gradi in più del precedente record di settembre 2020 e di ben 1,75 gradi superiore rispetto al periodo preindustriale.

In Italia nel 2023 si conferma la tendenza al surriscaldamento, con fenomeni estremi più frequenti lungo la Penisola dove la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio.

Nella penisola, infatti, l’eccezionalità degli eventi atmosferici estremi è ormai la norma, con una tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di sbalzi termici significativi, siccità, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense. Il 2023 italiano è stato segnato prima da una grave siccità e poi, per alcuni mesi, dal moltiplicarsi di eventi meteo estremi con precipitazioni abbondanti che si sono alternate al caldo torrido. Dall’inizio del 2023, si sono verificati 73 eventi climatici avversi di pioggia intensa, con il mega-evento alluvionale in Emilia orientale e Romagna, dove sono caduti 4 miliardi m3 su un territorio di 1.600 km2, con il risultato di 540 km2 di aree allagate.

È importante segnalare che il trend degli eventi meteo-idrologici nel nostro Paese è in crescita: nei primi cinque mesi del 2023 si è osservato un aumento del 135% rispetto agli stessi mesi del 2022.

Impatto del clima sulla produzione agroalimentare italiana

Queste alterazioni climatiche finiscono per compromettere la resa delle coltivazioni nei campi e causano danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. Gli eventi estremi hanno quindi conseguenze a cascata sulle funzioni ecologiche, sulle aziende agricole e sul mercato alimentare.

Nel 2023 l’evento meteorologico estremo con il maggiore impatto sulla produzione agroalimentare è stato quello che ha colpito l’Emilia-Romagna, dove nelle quattro province più colpite dall’alluvione (Ravenna, Cesena-Forlì, Rimini e Bologna) si trova oltre la metà della superficie investita a vite da vino regionale (4,5% della superficie a vite nazionale), il 64% della superficie regionale investita a frutta fresca (quasi l’8% del totale italiano), il 65% delle superfici regionali a piante da tubero (6% del totale), il 60% della superficie regionale a legumi secchi (4,5% del totale) e oltre un quarto della superficie regionale a ortaggi in piena aria (3% del totale). Ancora più rilevante l’impatto sui seminativi: la superficie a frumento tenero in queste quattro province rappresenta quasi l’11% del totale nazionale e quella a barbabietola da zucchero il 28% del totale Italia; meno rilevante l’impatto potenziale per mais, orzo e soia.

Secondo le associazioni di categoria, tra coltivazioni e infrastrutture, i danni nel 2023 supereranno i 6 miliardi dello scorso anno con cali a livello nazionale nei settori chiave del made in Italy quali l’ortofrutta fresca (-60% per le ciliegie, -63%  le pere, -12% il pomodoro ), il vino, previsto secondo le stime vendemmiali formulate a settembre in flessione del 12% e l’olio di oliva che ha subito nella campagna produttiva 2022-2023 un calo del 27%. Su questi cali produttivi molto hanno inciso le alterazioni climatiche nei momenti clou dello sviluppo vegetativo.

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