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Frenano gli acquisti di vino italiano nella gdo estera

10 Settembre 2022

Primi segnali di cedimento degli acquisti all’estero di vino italiano. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che ha elaborato su base Nielsen le performance del vino tricolore tra gli scaffali di Usa, Germania e Regno Unito, si  registra un calo dei volumi in doppia cifra (-10,6%) sul pari periodo dello scorso anno, per un controvalore di 2,26 mld di euro (-8,1%).

I dati del commercio con l’estero fermi al primo quadrimestre dell’anno non riescono ancora a cogliere questa tendenza, che comincia tuttavia a palesarsi nel mese di aprile.  Nei primi 4 mesi dell’anno l’export enoico ha messo infatti a segno una crescita dell’1,1% in quantità e del 12,6% in valore ( condizionato in questo caso dagli effetti degli inflazione), ma guardando i dati del aprile si evidenzia una prima contrazione degli ordini  in valore (-1%) e soprattutto a volume (-11%), con segni meno sia per gli spumanti (-4%) che per gli imbottigliati (-13%) e lo sfuso (-9%).

E’ lecito attendersi – ha sottolineato il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti –  un’inversione di tendenza a partire dai prossimi mesi, in un momento già molto complesso per il settore,  alle prese  con un’escalation di costi di energia, trasporti e materie prime in grado di influire mediamente per circa il 30% sul prodotto finito. Un combinato a cui si aggiunge un incremento a fine giugno del vino in giacenza (+3,8% sul pari periodo 2021) – in particolare di Indicazioni geografiche (+7,6%) – che sta determinando speculazioni al ribasso sul fronte dei prezzi.

Il timore è che la contrazione dei consumi off trade oltre frontiera determini un rallentamento degli ordini nei prossimi mesi, ancor più quando il peso dell’inflazione si farà sentire più nettamente anche sugli scaffali esteri, mentre si spera che il canale della ristorazione, in netta risalita, possa attenuare il più possibile l’effetto di una congiuntura che non aiuta.

I dati delle vendite presso la Gdo estera indicano una contrazione per tutte le principali denominazioni del Belpaese: negli Usa il Pinot grigio – che rappresenta quasi la metà delle vendite di vini fermi – cede in volume quasi il 3% e viene superato a valore dai concorrenti neozelandesi del Sauvignon blanc; in difficoltà anche altri alfieri storici del made in Italy nel mercato a stelle e strisce, come il Lambrusco e il Chianti, che vendono rispettivamente il 16% e l’11% in meno delle bottiglie commercializzate nel pari periodo 2021. E se negli Usa il Prosecco è stabile e si appresta ad agganciare per volume gli spumanti californiani, nell’off trade del Regno Unito è segnalato in forte calo (-18%), come pure tutte le principali produzioni: dal Pinot grigio (-9%) al Sangiovese (-22%), dal Primitivo (-18%) al Montepulciano (-15%). In controtendenza sono i rosati, che accelerano a +12%. In Germania il Primitivo, re delle vendite tricolori, cede oltre il 9% dei volumi acquistati, mentre fanno ancora peggio il Pinot grigio (-18%), il Nero d’’Avola (-24%) e il Chianti (-19%). In controtendenza invece il Grillo (+6,5%) e i rosè (+9%).

Il semestre del vino italiano chiude con una performance sui volumi acquistati nell’off-trade di Usa, Germania e Uk rispettivamente a -7,5%, del -10,5% e del -14%

Se il 2022 non promette nulla di buono per le cantine italiane, il bilancio del settore nell’anno della ripartenza del post covid ha evidenziato risultati entusiasmati, con un fatturato di 13 miliardi di euro, di cui oltre il 50% maturato sui mercati esteri.

Tra i molti traguardi raggiunti dal settore nel 2021, che emergono da un’analisi di Ismea,  il record delle vendite all’estero, ma anche la ripresa della domanda interna dopo anni di declino strutturale del consumo pro-capite, la crescita delle superfici investite, il mantenimento del primato produttivo italiano a livello mondiale e il buon andamento dei listini all’origine.

Per quanto riguarda le performance dell’export, le vendite oltre frontiera delle bottiglie nazionali hanno chiusoil 2021 con un valore di 7,1 miliardi di euro (+12,4% sul 2020), evidenziando un balzo in avanti particolarmente sostenuto in Usa, che si conferma prima destinazione in valore (+18,4%) e in Canada (+10,9%). Sono cresciute anche le vendite sul mercato tedesco (+5,8%) e in Gran Bretagna (+5,1%), che coprono rispettivamente la seconda e terza posizione dei principali Paesi acquirenti di vino italiano.

Guardando invece al posizionamento dell’Italia presso i maggiori buyer vinicoli, il nostro Paese si è confermato primo fornitore della Germania,  secondo in Usa e Uk, alle spalle della Francia, terzo in Canada, al quarto posto in Cina dopo Australia, Francia e Cile.

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