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La produzione nazionale e internazionale in flessione, unitamente al basso livello delle scorte mondiali e a una domanda dinamica degli imbottigliatori in vista della ripresa del canale Horeca, ha spinto in alto i prezzi degli oli di oliva su tutti i mercati. Italia, Spagna, ma anche Grecia e Tunisia hanno registrato rincari degli extravergini tra il 60% e il 29% nel primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2020. A fare il punto è un report Ismea sul settore dell’olio di oliva.

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Dal 23 aprile è on air il sito web dedicato al Nutrinform battery, l’alternativa italiana all’etichetta a semaforo nota come Nutri-score. Attorno a i due sistemi si sta consumando un'aspra battaglia a livello comunitario che vede in campo interessi e istanze spesso non conciliabili. Quello che è certo è che entro il 2022 l'Europa dovrà approvare un sistema di etichettatura fronte-pacco armonizzata e obbligatoria per aiutare i consumatori a fare scelte alimentari salutari, come indicato nella strategia Farm to Fork. 

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Segnali di disgelo nelle relazioni commerciali tra le due sponde dell’atlantico. Cessano per 4 mesi le tariffe addizionali che hanno gravato sugli scambi tra Usa e Ue su un lungo elenco di prodotti, anche agroalimentari. L’Italia, colpita soprattutto nei segmenti dei formaggi e della liquoristica, chiude il 2020 con un avanzamento delle esportazioni verso il mercato Usa del 5,4%. Non male per essere stato un anno flagellato dal Covid, oltre che dai balzelli.

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A conti fatti le cantine italiane sembrano aver resistito abbastanza bene allo tsunami provocato da questa lunga emergenza socio-sanitaria non ancora esauritasi. Nonostante il vino sia tra i comparti più colpiti all’interno del paniere agroalimentare, in ragione della sua elevata esposizione verso il canale della ristorazione e il mercato estero, il bilancio del 2020 è meno rosso di quanto era lecito aspettarsi all’indomani dello scoppio della crisi pandemica e sicuramente migliore dei principali competitor europei

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Il sistema delle Dop e Igp italiane ha archiviato un 2019 positivo e in linea alla crescita registrata negli ultimi 10 anni. Secondo I dati contenuti nell’ultimo rapporto Ismea- Qualivita , presentato in videoconferenza l’11 dicembre scorso, il giro d’affari alla produzione del settore ha sfiorato complessivamente i 17 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 4% sull’anno precedente. Ma per il 2020 le perdite del settore saranno ingenti.

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Mentre il Made in Italy agroalimentare avanza nel mondo, il fenomeno dell’Italian sounding ha raggiunto la cifra record di 100 miliardi di Euro, pari a due e volte e mezzo il valore del nostro export di cibi e bevande. In Asia, secondo una recente indagine delle Camere di commercio italiane all’estero sono oltre 600 i prodotti che richiamano nel loro packaging l’italianità, senza avere alcun legame di tipo produttivo con la penisola.

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Le previsioni di Sace indicano per l’Italia una ripresa robusta dell’export già a partire dal 2021, con diversa intensità a seconda dei settori. Si conferma per l’agroalimentare una “tenuta” maggiore rispetto al resto dell’economia italiana, con la previsione di un rimbalzo dell’8% nel 2021, nel presupposto che si attenuino o non aumentino le imposizioni tariffarie adottate dagli Stati Uniti, il secondo mercato di sbocco per il food and wine italiano, dopo la Germania.

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L’Ocse lo definisce il terzo e più grave shock economico, finanziario e sociale del 21 ° secolo che sta spingendo le nostre economie in uno stato di "congelamento profondo" senza precedenti. Anche in Italia si susseguono, in queste settimane, differenti simulazioni dei possibili impatti economici di questa emergenza. Secondo il Cerved sarebbe a rischio di fallimento un’azienda italiana su 10, mentre a pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto il settore turistico, dei trasporti e dell’automotive, a fronte di una piena tenuta di quello agricolo. Saranno davvero in grado, l’agricoltura e l’agroalimentare, di sfoderare ancora una volta le loro doti anticicliche e di resilienza?  

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