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Pasta italiana: –21% l’export verso gli USA nel primo mese di applicazione dei dazi al 15%

30 Ottobre 2025

L’entrata in vigore dei dazi del 15% sulle importazioni di pasta italiana decisi dall’amministrazione Trump ha già prodotto effetti tangibili. Secondo un’analisi Coldiretti–Divulga, nel solo mese di agosto le esportazioni verso gli Stati Uniti si sono ridotte del 21% in valore rispetto allo stesso mese del 2024.

Un calo significativo, considerando che gli USA rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per la pasta italiana, con 491 milioni di euro di acquisti e 281 mila tonnellate di prodotto importate nel 2024, pari al 13% delle esportazioni complessive del comparto.

Il dato di agosto – primo mese di applicazione della tariffa del 15% – segna una brusca inversione rispetto a un trend decennale di crescita: tra il 2015 e il 2024 le vendite estere di pasta italiana sono infatti quasi raddoppiate, superando i 3 miliardi di euro complessivi.

A complicare ulteriormente il quadro, si è aggiunta l’apertura di un’indagine antidumping da parte del Dipartimento del Commercio USA, che ipotizza pratiche di concorrenza sleale da parte di una quindicina di produttori italiani, tra cui La Molisana, Garofalo, Rummo e Liguori. In caso di conferma, le aziende coinvolte rischierebbero tariffe aggiuntive fino al 191,74%.

Il crollo dell’export è giunto dopo una fase iniziale espansiva: nei mesi precedenti all’introduzione dei dazi, molti importatori statunitensi avevano aumentato le scorte per anticipare gli effetti delle nuove tariffe. A luglio, infatti, il comparto aveva registrato un incremento del +6,8% in valore e dell’+11,3% in volume. Poi, ad agosto, la correzione.

I mercati extra UE, che assorbono il 53% del valore totale delle esportazioni, hanno mostrato un lieve arretramento (–1,2%), mentre il cumulato delle vendite verso gli Stati Uniti risulta ancora in territorio positivo (+5%) grazie agli ordini anticipati effettuati prima dell’entrata in vigore dei dazi.

Nel complesso, i dati consolidati per il periodo gennaio–luglio 2025 evidenziano una tenuta del comparto, con una crescita del +2,1% in volume e una riduzione del –1,9% in valore, per un totale di 1,7 miliardi di euro di export.

La filiera del grano duro in sofferenza

La crisi del comparto non si limita all’export. Secondo lo stesso studio Coldiretti–Divulga, la filiera del grano duro sta attraversando una fase critica.
Nel 2025 la produzione nazionale si è attestata su 38 milioni di quintali coltivati su 1,2 milioni di ettari, ma i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati del 40% in tre anni, fermandosi a 28 euro al quintale, contro costi di produzione superiori ai 30 euro.

A ciò si aggiunge un incremento delle importazioni di grano duro, cresciute del 9% nel primo semestre 2025, con 15 milioni di quintali importati, di cui 4,5 milioni dal Canada (+103% rispetto al 2024).
Oltre il 30% del grano duro utilizzato in Italia proviene ormai dall’estero, in larga parte da produzioni canadesi trattate con glifosate in pre-raccolta, pratica vietata in Italia.

Questo squilibrio evidenzia l’assenza del principio di reciprocità nelle relazioni commerciali internazionali e accentua la vulnerabilità della filiera nazionale, già esposta alla pressione dei costi e alla volatilità dei mercati globali.

Le prossime settimane saranno decisive. Entro fine anno è attesa la valutazione definitiva delle tariffe statunitensi, mentre sul fronte europeo prosegue il confronto su misure di reciprocità, tutela del made in Italy e riequilibrio competitivo nelle relazioni agroalimentari internazionali.

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