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Consumo di Suolo 2024: ogni giorno persi in Italia 20 ettari

11 Dicembre 2024

Il consumo di suolo in Italia continua a rappresentare una delle principali sfide ambientali del nostro tempo. Secondo il rapporto annuale pubblicato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel 2023 il consumo di suolo ha raggiunto una media di 20 ettari al giorno, con nuove coperture artificiali che hanno interessato complessivamente 72,5 km².

Questo dato, seppur in lieve calo rispetto agli anni precedenti, supera ancora la media decennale (68,7 km² per il periodo 2012-2022) e pone interrogativi sulla sostenibilità delle dinamiche di sviluppo territoriale.

Il fenomeno non si limita a conseguenze ambientali: la perdita dell’“effetto spugna” – ovvero la capacità del suolo di assorbire e trattenere acqua – ha comportato un costo stimato in oltre 400 milioni di euro nel 2023. Se consideriamo il periodo 2006-2023, l’impatto economico della perdita di servizi ecosistemici varia tra 7 e 9 miliardi di euro annui.

Nel 2023 risultano cementificati più di 21.500 km2, dei quali l’88% su suolo utile. In aumento la cancellazione del suolo ormai irreversibile con nuove impermeabilizzazioni permanenti pari a 26 km2 in più rispetto all’anno precedente.

Regioni e aree urbane sotto osservazione

Tra le regioni più colpite figurano il Veneto (+891 ettari), l’Emilia-Romagna (+815 ettari) e la Lombardia (+780 ettari). Tuttavia, si segnalano anche progressi in alcune aree, come il Molise, dove il saldo netto del consumo di suolo è stato negativo grazie a operazioni di ripristino e rinaturalizzazione di aree precedentemente impermeabilizzate. La Valle d’Aosta e la Liguria sono invece le uniche regioni sotto i 50 ettari: la Valle d’Aosta, con +17 ettari, è la regione che consuma meno suolo, seguita dalla Liguria (+28) che si contiene al di sotto di 50 ettari.

A livello comunale, Cagliari, Ravenna e Roma si confermano tra i territori con la maggiore incidenza di superfici artificiali. Roma, con un aumento di 71 ettari, ha però registrato una significativa riduzione rispetto agli anni precedenti.

Le implicazioni del regolamento europeo sulla natura

Un elemento cruciale è rappresentato dalla recente Nature Restoration Law, che impone l’azzeramento della perdita netta di superfici naturali e di copertura arborea nelle aree urbane a partire dal 2024. Tuttavia, i dati evidenziano come l’incremento di consumo di suolo abbia continuato a interessare oltre l’80% dei grandi centri urbani, segnalando la necessità di un cambio di paradigma nella gestione del territorio.

Nel 2024, i comuni di Trieste, Bareggio (MI) e Massa Fermana (FM) si sono distinti come “Risparmia suolo”, dimostrando che modelli di sviluppo sostenibile sono possibili. Questi esempi virtuosi indicano la strada per un futuro in cui la tutela del territorio non sia sacrificata sull’altare dello sviluppo.

Prospettive future e strumenti innovativi

Il rapporto ISPRA include anche scenari futuri che invitano a riflettere. Se le attuali tendenze di consumo dovessero proseguire, si stima una perdita aggiuntiva di 1.739 km² entro il 2050. Al contrario, misure incisive potrebbero ridurre questa cifra a 451 km² anticipando l’azzeramento del consumo netto al 2030.

Strumenti come l’EcoAtlante, messo a disposizione da ISPRA, rappresentano un supporto fondamentale per monitorare e personalizzare le analisi sul consumo di suolo, consentendo una pianificazione territoriale più consapevole.

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