La fiammata pre-dazi di esportazioni verso gli Stati Uniti che aveva illuso il comparto vitivinicolo italiano si è rivelata un fuoco di paglia. Secondo i dati più recenti diffusi dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), nel mese di aprile – il primo soggetto all’applicazione delel tariffe imposte dall’amministrazione Trump – le spedizioni di vino italiano verso il mercato statunitense sono calate del 7,5% a volume e del 9,2% a valore. Il prezzo medio, contestualmente, ha perso un ulteriore 2%.
Nel quadrimestre, il bilancio si mantiene in lievissimo territorio positivo (+0,9% a volume), ma è evidente il contraccolpo dopo la corsa alle scorte avvenuta tra fine 2024 e inizio 2025, quando l’imminente introduzione dei dazi aveva spinto gli importatori USA ad anticipare gli acquisti. Già a marzo si era registrata una prima inversione di tendenza, con volumi in calo del 3,5%: un segnale che oggi trova conferma nei dati ufficiali di aprile.
“Abbiamo assistito a un apparente paradosso negli ultimi sei mesi – ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente UIV – in cui le spedizioni verso gli Stati Uniti sembravano reggere, ma i consumi effettivi raccontano un’altra storia. È fondamentale non confondere le uscite doganali con il consumo reale: l’illusione di una domanda forte può portare a decisioni errate lungo tutta la filiera“.
L’Osservatorio UIV sottolinea che, senza il traino statunitense, l’export italiano nei mercati extra-UE avrebbe registrato un crollo del 15% a volume e del 10% a valore nel primo quadrimestre 2025. In netto calo anche le spedizioni verso Giappone, Cina e Russia (-65%), mentre reggono Svizzera e Canada (quest’ultimo in crescita di oltre l’8% in volume).
Il rallentamento generale, tuttavia, era già visibile nei dati del primo trimestre 2025: nel periodo gennaio-marzo, le esportazioni verso i Paesi extra-UE avevano segnato un calo dell’8,9% a volume, tenuto in parte a galla dal +4% degli USA. Senza questo contributo, il bilancio sarebbe stato ben più pesante (-17%). Anche il valore dell’export ha mostrato segni di rallentamento, con un modesto -0,1%, evidenziando un mercato fragile e dipendente da dinamiche esterne.
I consumi globali presso la grande distribuzione confermano il trend negativo: secondo l’analisi UIV su base Nielsen, nel primo trimestre si sono registrati cali a volume dell’8% (-5,5% a valore) nei tre principali mercati mondiali – Stati Uniti, Germania e Regno Unito – con quest’ultimo che ha peggiorato ulteriormente le proprie performance nel quadrimestre successivo.
A livello nazionale, la situazione non è migliore. Nei primi tre mesi del 2025, la grande distribuzione italiana ha mostrato un calo dei volumi del 4%, con prospettive ancora più cupe per il canale Ho.Re.Ca.
La prossima assemblea nazionale UIV del 3 luglio affronterà proprio questi squilibri strutturali, nel tentativo di restituire al comparto una visione di medio-lungo termine basata su dati reali di consumo e non su bolle speculative legate a scadenze politiche o tariffarie.


