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L’Agri-Food Tech non decolla: Italia fanalino di coda tra i Big dell’Ue

16 Maggio 2025

 La filiera agroalimentare, dal campo alla tavola, pesa per circa il 30% del PIL italiano, ma nel 2024 sono stati investiti in startup Agri&FoodTech solo 100 milioni di euro. Gli investimenti risultano in riduzione nell’ultimo biennio, mentre cresce sempre di più la distanza rispetto a Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. 

Sono queste le principali evidenze del “Primo Rapporto sulla Trasformazione Tecnologica della Filiera Agroalimentare, il Contributo della Startup Economy” presentato al Senato, il 14 maggio scorso,  all’esito di un progetto promosso da Federalimentare, sostenuto da Confagricoltura e realizzato dal Centro di Ricerca Luiss-X.ITE, con la collaborazione degli esperti di Linfa AgriFoodTech Fund.

Il Rapporto evidenzia come, nonostante la filiera agroalimentare, dal campo alla tavola, pesi per circa il 30% del PIL italiano il potenziale della startup economy per la trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy sia ancora in gran parte inespresso. E come, nonostante il fermento del c.d. startup ecosystem, sia necessario un investimento di attenzione e risorse da parte di tutti gli attori istituzionali e imprenditoriali che hanno a cuore un’accelerazione dell’Agri&FoodTech che consenta di mantenere la leadership italiana nell’agroalimentare.

Investimenti in Italia rispetto a paesi di riferimento europei

Nonostante la storia e la posizione dell’agroalimentare in Italia, infatti, nel 2024 sono stati investiti in startup Agri&FoodTech poco più di 100 milioni di euro, in calo rispetto al valore degli investimenti nel 2023 (poco più di 140 milioni di euro; -28%) e nel 2022 (poco più di 150 milioni di euro; -36% il decremento 2024 su 2022). Una tendenza solo in parte spiegata dall’emergenza Covid, che nel 2022 aveva spinto gli investimenti su startup in grado di innovare il mondo del commercio e dei servizi legati al cibo. Ecco che un’inversione di questo trend e un deciso cambio di passo è divenuto ormai urgente, anche per accelerare l’integrazione delle startup nei processi economici della filiera coinvolgendo piccole, medie e grandi imprese che già operano sui mercati nazionali e internazionali.

Confronto fra Regno Unito, Germania, Francia e Spagna

Regno Unito, Germania, Francia e Spagna investono più dell’Italia e, rapportando questo differenziale rispetto al peso che l’agroalimentare ha sul PIL dei diversi paesi, il divario appare davvero abnorme. Confrontando quanto investito in Italia con la media di quattro paesi europei di riferimento, emerge che per colmare il gap, per esempio, in rapporto al valore produzione agricola, il valore degli investimenti Agri&FoodTech dovrebbe essere oltre 500 milioni di euro annui. Ben 5 volte di più rispetto al dato reale del 2024.

Un divario che urge colmare con interventi molteplici da parte di tutti gli attori coinvolti. Anche perché l’ecosistema dell’Agri&FoodTech in Italia cresce ed è effervescente. Nel rapporto sono state mappate ben 550 startup, di cui 280 hanno avuto accesso ad almeno un round di investimento, seppure in gran parte in fase pre-seed o seed. Ecco che maggiori capitali e più investitori, sia professionisti del venture capital sia corporate, dovrebbero essere attratti e incentivati.  Deve essere sempre ricordato che le innovazioni Agri&FoodTech quasi sempre (oltre l’80% dei casi) vanno a beneficio della de-carbonizzazione e quindi del clima, ma anche della produzione di energia e del migliore uso di risorse ambientali quali acqua e terra; e naturalmente della salute e del benessere, della produzione di nuovi materiali (“smart” e circolari) e, infine, della riduzione di disuguaglianze e quindi della giustizia sociale.

 

Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: “ Il ‘1° Rapporto sulla Trasformazione Tecnologica della Filiera Agroalimentare è  uno strumento fondamentale per mappare, raccogliere e rendere visibili le sperimentazioni in corso da parte delle startup italiane e dei centri di innovazione. L’Osservatorio sarà una piattaforma strategica per facilitare la conoscenza condivisa, mettere in rete le soluzioni più promettenti e incentivare il dialogo tra innovatori, imprese e istituzioni. Stiamo già lavorando per costruire una partnership europea finalizzata ad accedere ai fondi di Horizon Europe dedicati all’agroalimentare e si tratta di un passaggio cruciale per potenziare la nostra proiezione internazionale e rafforzare la competitività del settore su scala globale. In parallelo, così come avvenuto di recente con la costituzione della Rete per la Ricerca, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico – ReRITT, promossa dal Cluster Agrifood CLAN, sono stati avviati contatti con il Ministero dell’Università e della Ricerca per costruire una collaborazione strutturata che rafforzi il cofinanziamento nazionale e la sinergia con le politiche europee. Per le imprese che investono in ricerca è fondamentale che esista un contesto favorevole, stabile e prevedibile, in cui il sostegno pubblico agisca da moltiplicatore degli investimenti privati”.

Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura, ha sottolineato: “I dati fotografano un mondo che cresce ma in cui cambiano i consumi. In questa dinamica, si inserisce il tema dell’approvvigionamento al fine di assicurare la sicurezza alimentare. In tale contesto, chi riuscirà a produrre di più si avvantaggerà della crescita demografica. Gli imprenditori sono quelli più aperti a confrontarsi con la tecnologia, la scienza e la ricerca. La differenza sta nella capacità di stare dentro al mercato per capacità produttiva e competitiva. Il sistema delle imprese ha bisogno della ricerca e della scienza, per cui sarà importante continuare a lavorare insieme alle università e alle istituzioni per supportare i giovani nel favorire i processi di innovazione. In tale prospettiva è necessario proseguire il dibattito partendo dalle proposte condivise con Federalimentare”.

 

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