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Olio d’oliva: l’Italia perde volumi ma difende il valore grazie alla qualità

28 Luglio 2025

Il 2025 segna un punto di svolta per il comparto olivicolo italiano, in un contesto globale in cui la produzione torna a crescere dopo anni di difficoltà, ma l’Italia si distingue per dinamiche in controtendenza.

Secondo l’ultimo report ISMEA Tendenze relativo al settore olivicolo-oleario,  la campagna olearia 2024/2025 ha confermato per l’Italia le aspettative di una naturale annata di scarica in Italia. Secondo le elaborazioni Ismea dei dati Agea ormai quasi definitivi, i volumi si attesterebbero poco sotto le 250 mila tonnellate (-24%), una previsione più ottimistica rispetto a quella di settembre.

Una cifra che rappresenta un ritorno alle flessioni fisiologiche del settore, ma che si inserisce in uno scenario internazionale ben più roseo: la produzione mondiale si attesta infatti a 3,5 milioni di tonnellate, con la Spagna tornata a livelli pre-crisi, la Grecia in forte ripresa (+61%) e performance brillanti da parte di Turchia e Tunisia.

Sud in difficoltà, Nord e Centro in espansione

Il dato nazionale cela forti differenze regionali. Il Nord e il Centro Italia segnano incrementi produttivi significativi – in alcuni casi superiori al 100% – compensando in parte il crollo delle regioni meridionali, che da sole rappresentano oltre l’85% della produzione nazionale. La Puglia, in particolare, ha visto quasi dimezzare le proprie rese (-45%), mentre Sicilia e Calabria hanno contenuto le perdite rispettivamente al -29% e -23%.

Toscana, Umbria, Lazio, Liguria ed Emilia-Romagna sono invece tra le regioni che si distinguono per i maggiori tassi di crescita. Toscana e Umbria hanno addirittura raddoppiato i propri volumi rispetto al 2023, confermando una tendenza che potrebbe, in futuro, riequilibrare la geografia produttiva dell’olio italiano.

Andamento dei prezzi all’origine

Mentre il recupero produttivo spagnolo sta rapidamente spingendo in basso i listini internazionali, con il prodotto spagnolo, ad esempio, crollato a 3,60 €/kg a giugno 2025, l’olio extravergine d’oliva italiano mantiene quotazioni medie superiori ai 9 €/kg. A fare la differenza è la combinazione tra scarsità di prodotto, basse giacenze iniziali e – soprattutto – alta qualità percepita dell’olio italiano, che mantiene così un forte potere contrattuale.

Non è un caso che molte DOP e IGP italiane abbiano registrato ulteriori aumenti di prezzo. Tra le migliori performance spiccano Monte Etna (+15%), Monti Iblei (+7,1%) e Chianti Classico (+5,4%), con valori che in alcuni casi superano i 16 €/kg.

Export dinamico, import in crescita me migliora la bilancia in valore

L’Italia ha beneficiato della ripresa del commercio internazionale. Le esportazioni di olio tra gennaio e aprile 2025 sono cresciute del 19% in volume, nonostante un calo del 10% in valore, segno evidente di una flessione dei prezzi internazionali. Gli acquisti dall’estero, invece, sono saliti del 66% in volume, ma con una spesa in diminuzione (-13%), grazie proprio alla disponibilità di olio a prezzi più accessibili sui mercati esteri.

GDO: ripresa degli acquisti, con preferenze qualitative

Sul mercato interno, la flessione dei listini medi ha stimolato la ripresa degli acquisti, soprattutto nei canali della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). I dati parlano chiaro: +19% nei volumi venduti di olio EVO nei primi cinque mesi del 2025, a fronte di una riduzione generale degli oli di qualità inferiore.

Questo dato suggerisce una crescente sensibilità del consumatore italiano verso la qualità, anche in un contesto di generale incertezza economica.

 

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