Petizione europea contro la fusione della Pac con le risorse di Coesione: chiesti bilancio autonomo, mantenimento dell’ architettura su due Pilastri e consultazione reale con gli agricoltori.
Un’estate calda per il bilancio Ue
La corsa al nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 entra nella fase decisiva: la Commissione presenterà a luglio, quasi in contemporanea, la bozza di bilancio e la proposta di riforma della Politica Agricola Comune (Pac). Un tempismo che allarma il mondo agricolo: senza un tetto di spesa già definito, discutere le regole della futura Pac rischia di diventare un esercizio teorico. A suscitare timore è l’ipotesi – mai del tutto smentita da Bruxelles – di accorpare i capitoli agricoli (Feaga e Feasr) con i fondi di Coesione territoriale, creando un contenitore omnibus da cui attingere anche per altre priorità, inclusa la difesa comune. Per i sindacati agricoli e le cooperative riuniti nel Copa Cogeca si tratterebbe di una “diluizione” che metterebbe l’agricoltura in competizione diretta con le spese militari e con i progetti infrastrutturali.
Le richieste di Copa-Cogeca
Giovedì 19 giugno, Copa-Cogeca ha lanciato una raccolta firme in 20 Stati membri. Il manifesto elenca quattro punti chiave:
- Bilancio dedicato e indicizzato all’inflazione – No a riduzioni reali e stop alla logica del “salvadanaio comune”.
- Mantenere la “C” di Comune – Evitare la rinazionalizzazione che frammenterebbe il mercato unico e penalizzerebbe i Paesi con minore capacità fiscale.
- Confermare la struttura a due Pilastri – Pagamenti diretti e sviluppo rurale devono restare distinti e stabili, per sostenere investimenti di lungo periodo, innovazione e ricambio generazionale.
- Riforme solo dopo aver fissato i fondi – Gli agricoltori chiedono una valutazione d’impatto completa e un confronto sostanziale, non una consultazione di facciata.
Il nodo delle risorse per la Difesa comune Europea
Il Parlamento europeo – che con il Consiglio co-legifera – ha già bocciato l’idea del Fondo Unico, ma la Commissione continua a tenere aperta la porta. Anche il neo-commissario all’Agricoltura Christophe Hansen si è espresso più volte contro la fusione, ma diversi governi, Italia in testa, temono un “colpo di mano” estivo da parte dei servizi di bilancio di Bruxelles. Sul tavolo pesa l’impegno – sollecitato dal segretario generale della NATO Mark Rutte – di portare la spesa militare europea al 5 % del PIL. Se i fondi di Coesione potessero cofinanziare gli investimenti per la difesa, il rischio di drenare risorse originariamente destinate all’agricoltura diventerebbe concreto: le regole contabili dell’Ue consentono infatti di spostare budget fra assi di spesa interni allo stesso Fondo.
Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari hanno subito rilanciato la petizione, avviando raccolte firme sui territori. L’obiettivo è accumulare centinaia di migliaia di adesioni entro l’autunno, quando inizierà il negoziato sul bilancio tra Commissione, Parlamento e Consiglio.
Oltre il 60 % del reddito agricolo medio europeo dipende, in vario modo, dai trasferimenti Pac. Un ridimensionamento o una maggiore concorrenza interna al Fondo di Coesione potrebbe tradursi in minori pagamenti diretti, tagli ai Programmi di sviluppo rurale e contrazione di investimenti per transizione ecologica e digitale delle aziende.
Per Lennart Nilsson, Presidente della Cogeca, la questione è fondamentale: “Il bilancio dell’UE è, innanzitutto, una questione di volontà politica. Il Parlamento europeo ha già inviato un chiaro messaggio alla Commissione: la proposta di un fondo unico è semplicemente inaccettabile, in particolare quando si tratta di agricoltura. In un momento di incertezza globale, sfide climatiche, cambiamenti economici e rinnovo generazionale, sappiamo che l’agricoltura svolge un ruolo di stabilizzazione — e non possiamo pregiudicarne il futuro con tagli al bilancio”.

