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Olio di oliva: prezzi in rialzo e recupero della fiducia degli operatori

30 Giugno 2021

 

La produzione nazionale e internazionale in flessione, unitamente al basso livello delle scorte mondiali e a una domanda dinamica degli imbottigliatori in vista della ripresa del canale Horeca, ha spinto in alto i prezzi degli oli di oliva su tutti i mercati. Italia, Spagna, ma anche Grecia e Tunisia hanno registrato rincari degli extravergini tra il 60% e il 29% nel primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2020. A fare il punto è un report Ismea sul settore dell’olio di oliva.

Terminate le attività di molitura, è tempo di bilanci per il comparto olivicolo-oleario  nazionale. In base alle elaborazioni Ismea dei dati dichiarativi di Agea, la produzione di olio italiano si è attestato quest’anno a 273 mila tonnellate, evidenziando un taglio del 25% rispetto alla campagna precedente. Una raccolta che è fin da subito apparsa condizionata dal fenomeno dell’alternanza produttiva tra anno di carica e scarica specie nelle regioni meridionali, dove si concentra la maggior parte della produzione. Puglia, Calabria e Sicilia hanno fatto registrare infatti contrazioni rispettivamente del 45%, 36% e 5%. Al Centro Nord si confermano, invece, le previsioni piuttosto rosee di inizio autunno con il doppio della produzione in Toscana, il +82% dell’Umbria, il +58% nel Lazio e il triplo della Liguria. In generale osserva Ismea nel suo report congiunturale “Tendenze” dedicato all’Olio di oliva, le oscillazioni produttive stanno diventando sempre più marcate nel contesto produttivo italiano, andando in certi casi anche oltre la fisiologica alternanza di carica e scarica. Il 2016 e il 2018, ad esempio, si sono caratterizzati per attacchi patogeni molto importanti e che non si presentavano con questa intensità e frequenza da oltre 10 anni.

Produzione e prezzi internazionali

A livello mondiale le stime produttive indicano, sempre per la campagna 2020/2021 un quantitativo di 3,06 milioni di tonnellate di olio di oliva, il 4% in meno rispetto alla campagna precedente, sintesi di un +7% dei Paesi Ue e una flessione di oltre il 20% fuori dai confini comunitari.

Per il principale player mondiale, la Spagna, l’annata è stata positiva, ma non all’altezza delle aspettative a causa della carenza di piogge. Gli ultimi dati provenienti da Madrid diffusi dalla Commissione Ue attestano comunque la produzione a circa 1,4 milioni di tonnellate, il 24% in più sullo scarso 2019. Per la Grecia, invece, la produzione della campagna in corso, stimata a 275 mila tonnellate, è leggermente inferiore a quella dello scorso anno (-4%), mentre per il Portogallo la flessione è sensibile (-29%). Fuori dai confini comunitari la Tunisia, con appena 120 mila tonnellate previste, dimezza i volumi dell’anno precedente, mentre la Turchia con 222 mila tonnellate si attesta sui livelli della scorsa campagna.

Il calo produttivo a livello globale, unito anche a un livello di giacenze inferiore alla campagna precedente (631 mila tonnellate a inizio campagna contro le 783 dell’annata 2009-2020, dato previsto in ulteriore ribasso dalla Commissione Ue)  hanno favorito l’incremento dei listini alla prima fase di scambio. Nel primo semestre di quest’anno, complice anche una domanda molto dinamica degli imbottigliatori in previsione di una completa ripresa della domanda nel circuito dell’Ho.re.ca, le quotazioni degli extravergini hanno si sono attestate mediamente su livelli superiori del45% in Italia, del 43% in Spagna, del 29% in Grecia e del 60% in Tunisia rispetto a un anno fa.

Il mercato in Italia e gli scambi con l’estero

In particolare sul mercato italiano, concentrandosi sulle principali piazze di scambio che riflettono gli areali a maggiori vocazioni produttiva, si sono evidenziati nel Nord della Puglia picchi di 4,8 euro/kg nei primi mesi del 2021, rientrati poi nelle prime settimane di giugno con i prezzi che si sono collocati sui 4,6 euro/kg. Nell’area Sud della medesima regione, invece, in inverno i prezzi hanno raggiunto i  4,75 euro/kg per poi attestarsi nei mesi primaverili a 4,4 euro/kg. In Calabria il mercato è “partito” con un po’ di ritardo rispetto alla Puglia e il massimo delle quotazioni si è raggiunto in marzo quando si è arrivati a 4,85 euro/kg per poi scendere in media di dieci centesimi nelle prime settimane del mese successivo. Nelle prime settimane di giugno il prezzo si è attestato a 4,45 euro/kg.  In Sicilia già a dicembre si è arrivati ad un prezzo medio di 5,26 euro/kg con punte di oltre 6 euro/kg, salvo poi perdere qualche centesimo nei mesi successivi.  La dinamicità della domanda si evidenzia anche dal mercato particolarmente attivo del lampante. In Spagna le quotazioni hanno superato i 3 euro/kg mentre in Italia hanno raggiunto i 2,55 euro/kg, portandosi su livelli dei primi mesi del 2018.

Per quanto riguarda gli scambi commerciali con l’estero, si segnala un recupero delle importazioni da parte dell’Italia, per sopperire alla carenza di materia prima di origine nazionale. Nei primi 3 mesi di quest’anno, l’Italia ha incrementato i suoi acquisti di olio di oliva del 16% con esborsi superiori di oltre il 43%, a causa dell’aumento dei prezzi internazionali. Dal lato delle esportazioni, si sono invece ridotti del 6,4% i flussi in volume, con una perdita a valore inferiore all’1%. Torna quindi negativa nel primo trimestre del 2021 il saldo della bilancia commerciale, che in maniera del tutto inusuale per il settore si era chiuso nel 2020 con un avanzo di 97 milioni di euro.

Uno sguardo infine alle dinamiche della domanda finale sul mercato interno, dove si è registrato una flessione generalizzata degli acquisti di olio di oliva nei primi 5 mesi del 2021 ( -8,5% in volume presso i forma della Gdo).  Sebbene le limitazioni dovute alla pandemia si siano sentite anche quest’anno, l’assenza di un vero e proprio lockdown su scala nazionale  ha  determinato una netta riduzione dei consumi tra le mura domestiche rispetto a ai livelli record  dello stesso periodo dell’anno scorso.

In generale, comunque, l’indice del clima di fiducia del primo trimestre 2021 elaborato dall’Ismea sulla scorta delle opinioni raccolte da un consistente panel di operatori è tornato su terreno positivo e con un valore assoluto tra i migliori degli ultimi anni. Sia alla fase agricole che alla prima trasformazione gli imprenditori stanno guardando al futuro con un certo ottimismo in previsione di una crescita degli ordinativi in vista del ritorno alla normalità.

Vai al report Tendenze dell’Ismea

 

 

 

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