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Il Cibo del futuro è bio: le 10 proposte delle associazioni per accelerare la transizione agroecologica e rispondere alla crisi alimentare.

12 Maggio 2022

Contro la crisi alimentare, serve più biologico. Lo dicono le associazioni di settore Aiab, Federbio, Assobio, Associazione per l’agricoltura biodinamica che hanno organizzato ieri a Roma il convegno “E’ ora dell’agricoltura bio. Una risorsa strategica per uscire dalle crisi

L’appuntamento a cui hanno partecipato anche il Ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli, il sottosegretario Francesco Battistoni e i deputati Maria Chiara Gadda, Susanna Cenni, Pasquale Maglione e il senatore Mino Taricco, è stata l’occasione per celebrare l’entrata in vigore della legge sul Biologico e lanciare 10 proposte per accelerare il percorso verso un’agricoltura più pulita e un’alimentazione più sicura.

A marzo scorso è stata finalmente approvata la proposta di legge con le “disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”. Un provvedimento fortemente atteso dal settore, approvato dopo oltre tre anni di ripetuti rimbalzi tra le due Camere e dopo tredici dalla sua originaria formulazione, anche scontando alcuni sacrifici – non mancano di sottolineare le associazioni – come la rinuncia all’equiparazione del metodo biodinamico a quello biologico, su sui si era incagliato in passato l’iter parlamentare, tra mille polemiche.

Oggi tuttavia questo importante traguardo, rischia di essere minacciato dal mutato contesto geopolitico, dove lo scoppio del conflitto in Ucraina, ha aggravato la crisi dei prezzi agricoli, minando la sicurezza alimentare del pianeta e del vecchio continente e facendo traballare le ambizioni green dell’Europa.

Secondo Aia, Assobio, Federbio la transizione verso un modello di agricoltura bio e sostenibile per il pianeta è messa in discussione da posizioni che appartengono al sistema di conoscenze del dopoguerra e che vengono riproposte come attuali, ignorando quanto emerge dalla comunità scientifica e dagli organismi internazionali (FAO in primo luogo). Di fronte alle difficoltà di approvvigionamento poste non solo dalla crisi ucraina ma da quella climatica (vedi ad esempio la diminuzione dello scorso raccolto di grano duro dal Canada, dovuta alla siccità e non certo alla guerra in Europa), dicono le associazioni,  ritornano in auge richieste come quelle di tagliare le imposte sui fertilizzanti chimici di sintesi, indebolire le procedure di autorizzazione sui pesticidi, utilizzare ogm vecchi e nuovi e sospendere gli obiettivi al 2030 della Farm to Fork: 25% della superficie agricola destinata al bio, taglio del 50% dei pesticidi utilizzati, 10% della superficie dei campi destinata allo sviluppo della biodiversità.

È solo di qualche giorno fa ad esempio, il caso, sollevato in Italia da Coldiretti, dell’appello lanciato da Syngenta a fermare l’agricoltura biologica per aumentare le rese produttive e arginare la minaccia di una crisi alimentare globale, aggravata dalla guerra in Ucraina.

Di fronte ai ripetuti attacchi, Il mondo del bio risponde coeso con una proposta articolata in dieci punti, una sorta di “biodecalogo”, per accelerare la transizione agroecologica applicando pienamente le norme della legge approvata a inizio marzo e nello stesso tempo fornire al Paese una ’riserva strategica’ agricola che permetta di fronteggiare le varie crisi che hanno colpito le nostre società, da quella climatica alla pandemia, fino alla guerra. Ecco i punti del biodecalogo:

  1. Filiere di Made in Italy Bio fondate sul giusto prezzo per agricoltori e consumatori.
  2. Fiscalità ambientale e crediti di imposta per i costi di certificazione per abbattere i prezzi al consumatore senza costi aggiuntivi per le imprese.
  3. Distretti biologici per favorire sistemi locali di produzione e consumo e valorizzare il territorio rurale a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette.
  4. Incentivazione delle imprese agricole che integrano attività agricole, zootecniche e forestali, capaci di favorire la biodiversità e chiudere il ciclo dei nutrienti
  5. Ricerca, innovazione, formazione e consulenza per supportare gli agricoltori e i territori nella transizione al bio.
  6. Sviluppo della ristorazione collettiva attraverso organizzazioni di prodotto e strumenti adeguati d’informazione e consulenza.
  7. Comunicazione e campagne d’informazione ai cittadini per conoscere i valori del bio e favorire l’aumento dei consumi di biologico
  8. Innovazione digitale e piattaforma di tracciabilità unica in favore di consumatore
  9. Semplificazione burocratica. È l’agricoltore che non inquina a dover sostenere il costo della dimostrazione, sia in termini di tempo che di soldi.
  10. Obbligo del biologico in aree protette ed Efa

Il biologico è secondo gli organizzatori la strada da intraprendere per sostenere l’agricoltura di fronte alle crisi internazionali come l’attuale, puntando su sistemi di produzione più indipendenti da input esterni e più resilienti e allo stesso tempo in grado di prendere con decisione la strada della transizione ecologica.

“Il cibo del futuro è il biologico”, dicono i Presidenti Mammuccini (FederBio), Romano (Aiab), Zanoni (AssoBio) Triarico (Associazione Agricoltura Biodinamica). “La legge finalmente approvata grazie all’impegno di molti parlamentari, delle nostre associazioni e di quelle ambientaliste dopo anni di ritardi va proprio in questa direzione. Adesso occorre lavorare sul Piano d’Azione Nazionale affinché le risorse disponibili attraverso la PAC, il PNRR e il Fondo per il bio si traducano in progetti concreti di sviluppo per tanti territori rurali del nostro Paese, capaci di creare occupazione in particolare per giovani e donne.  E occorre lavorare fin da subito, al fianco del ministero delle Politiche agricole, per avviare immediatamente la transizione agroecologica, minacciata da interessi legati alle fonti fossili. La guerra in Ucraina ci offre almeno questa opportunità: è il momento per rivedere le politiche dei sussidi che devono premiare chi non inquina e chi investe nelle alternative ai combustibili fossili sia in campo energetico che per fertilizzanti e fitofarmaci. Dobbiamo valorizzare i prodotti della terra attraverso il bio per garantire agli agricoltori un giusto prezzo per il loro lavoro e allo stesso tempo tutelare i consumatori di fronte a rincari in gran parte giustificabili solo con speculazione finanziaria. Il biologico rappresenta un’opportunità strategica in campo economico e al tempo stesso un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela dell’ambiente e della biodiversità. La vera sostenibilità non può che partire dal bio”.

Cosa prevede la legge sul biologico

La legge del 9 marzo 2022 n. 23, contenente disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico è stata pubblicata in GU n. 69 del 23 marzo 2022. Il provvedimento che  definisce la produzione biologica come attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale, prevede, tra le altre cose, l’istituzione di un tavolo tecnico per la produzione biologica; il varo del marchio bio italiano per i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana; il sostegno alla ricerca tecnologica e applicata nel settore, la revisione dei controlli; la previsione di un piano d’azione nazionale per la produzione biologica con cadenza triennale; un piano nazionale per le sementi biologiche; un fondo per sviluppo della produzione biologica. Altre norme riguardano la formazione professionale degli operatori del settore e i distretti biologici.

La principale novità è senz’altro l’istituzione di un marchio biologico italiano (art. 6), “per caratterizzare i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana contraddistinti dall’indicazione Biologico italiano”. Il marchio è di proprietà del Ministero, le condizioni e le modalità di attribuzione saranno specificate da un decreto ministeriale che dovrebbe uscire a breve.

Il tavolo tecnico che la legge ha istituito è di fatto già operativo da vari anni: vi partecipano numerosi rappresentanti di enti e associazioni del settore. Le sue funzioni sono di controllo e di indirizzo rispetto agli strumenti che la legge ha creato. È questo (art. 5) uno dei due punti in cui ancora compare la parola “biodinamica”.

Con un decreto ministeriale da emanare entro 90 giorni, il Ministero adotterà  il Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, un piano è triennale, che viene aggiornato tutti gli anni, le cui  funzioni principali (art. 7) sono quella di “favorire la conversione al metodo biologico delle imprese agricole, agroalimentari e dell’acquacoltura convenzionali, con particolare riguardo ai piccoli produttori agricoli convenzionali” e “incentivare il consumo dei prodotti biologici attraverso iniziative di informazione, formazione ed educazione, anche ambientale e alimentare, con particolare riferimento alla ristorazione collettiva”.

Inoltre (art. 8) si dovrà adottare un piano nazionale per le sementi biologiche “finalizzato ad aumentare la disponibilità delle sementi stesse per le aziende e a migliorarne l’aspetto quantitativo e qualitativo con riferimento a varietà adatte all’agricoltura biologica e biodinamica” (ecco la seconda menzione).

La legge (art.9)  prevede che le risorse finanziarie per la gestione dei due piani d’azione e per il marchio provengano da un Fondo per lo sviluppo della produzione biologica. Il fondo è finanziato con il contributo del  2 per cento del fatturato realizzato nell’anno precedente relativamente alla vendita di prodotti fitosanitari autorizzati ma considerati dannosi per l’ambiente, e dei fertilizzanti da sintesi. In pratica il Fondo si alimenta caricando parte dei suoi costi sul convenzionale: chi fa agricoltura utilizzando i pesticidi classici, danneggiando l’ambiente, deve “riparare” contribuendo allo sviluppo del bio.

Viene poi sostenuta in vari modi la ricerca sul biologico (art. 11): con percorsi formativi da attivare nelle università, e con la destinazione alla ricerca di una quota dei fondi destinata al CNR. Inoltre parte del Fondo visto sopra “è destinato al finanziamento di programmi di ricerca e innovazione”. Si promuove poi la formazione professionale (art. 12).

Sono istituiti i distretti biologici (art. 13) ai fini di incrementare la conversione, di aumentare l’interazione tra i produttori, e di promuovere il consumo.

Infine, la legge invita (all’art. 19) a ridefinire, entro 18 mesi, il sistema dei controlli e delle sanzioni: queste ultime possono arrivare fino alla revoca del marchio, per chi lo usa in maniera impropria. I controlli invece andranno rafforzati per garantire maggiore trasparenza, evitare frodi e informare i consumatori, e soprattutto per “migliorare le garanzie di terzietà dei soggetti autorizzati al controllo, eventualmente anche attraverso una ridefinizione delle deleghe al controllo concesse dal Ministero”.

 

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