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Agricoltori sul piede di guerra anche in Italia. Coldiretti finisce nel mirino dei contestatori.

2 Febbraio 2024

La crescente ondata di proteste degli agricoltori europei, scatenata inizialmente in Germania e Francia raggiunge l’Italia, rivelando una diffuso malcontento tra le comunità agricol che sta investendo anche il governo e le principali organizzazioni di settore, Coldiretti in testa, la più filo governativa, accusata di aver inizialmente boicottato la mobilitazione salvo poi accodarsi per mera operazione di immagine.   

In questi giorni in mezza Europa a fare notizia è la protesta dei trattori che stanno bloccando autostrade e valichi e che sono arrivate il 1° febbraio fin sotto al palazzo dell’Euro Parlamento a Bruxelles dove si riuniva il Consiglio Europeo straordinario.

Ad accendere originariamente la miccia del malcontento è stata l’eliminazione in Germania da parte del Governo Scholz degli sgravi sul gasolio agricolo, ma ben presto la protesta ha dilagato negli altri Paesi europei con rivendicazioni comuni contro la  PAC, e le sue stringenti normative e vincoli introdotte con il Green Deal, accusato di anteporre la sostenibilità ambientale a quella economica del sistema.

In questo scenario di dissenso, Coldiretti, inizialmente convinta di riuscire a tenere a bada le proteste, si è ritrovata inaspettatamente sotto il fuoco delle critiche, contestata per l’eccessiva vicinanza al governo e per non aver difeso adeguatamente gli interessi degli agricoltori quando la PAC è stata varata due anni fa. La reazione è stata una fuga frettolosa da Fieragricola, dove la più grande organizzazione agricola era stata aspramente criticata, per raggiungere Bruxelles e tentare di accreditarsi nuovamente dalla base come paladino della battaglia.

La Pac e il Green deal sotto accusa

Le rivendicazioni degli agricoltori sono molteplici, e si inseriscono in un contesto reso molto complesso negli ultimi due anni da eventi siccitosi e calamitosi che hanno tagliato la produzione agricola e dal forte aggravio dei costi dei mezzi di produzione (concimi, energia, mangimi) inaspritosi con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Esasperati da cambiamenti climatici, reddito incerto, scarsa remunerazione dei prodotti e concorrenza sleale dai Paesi terzi, gli agricoltori dicono di no ai rigidi paletti del Green Deal, come l’obbligo di lasciare incolti il 4% dei terreni per favorire la fertilità e la biodiversità della terra, e il piano per l’abbattimento dell’uso dei fitofarmaci. Provvedimenti che nella visione degli agricoltori in mobilitazione renderebbero meno competitivo il settore agricolo europeo, esponendolo a una consistente contrazione delle produzioni e alla inevitabile dipendenza alimentare dalle importazioni dei Paesi extraeuropei.  La richiesta indirizzata a Bruxelles è anche quella di abbandonare i negoziati per l’accordo Mercosur, l’intesa commerciale con i Paesi del mercato comune sudamericano particolarmente osteggiata dagli agricoltori Ue per il timore di una pressione competitiva di merci a basso prezzo e standard qualitativi dubbi.

Davanti alla protesta e all’assedio di oltre mille trattori fin nel cuore di Bruxelles, la Commissione Ue ha annunciato alcune aperture come il rinnovo per un altro anno delle agevolazioni agricole e commerciali concesse all’Ucraina, combinandole però con salvaguardie rafforzate chieste a gran voce dagli agricoltori di frontiera (quelli di Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca e Romania) e l’impegno a tenere ancora sospesi gli obblighi previsti dalla nuova Pac di mettere a riposo il 4% dei terreni a seminativo per poter ottenere i finanziamenti comunitari.

 
 

 

Ma è davvero la Pac la vera causa della crisi dell’agricoltura? 

C’è però chi in Italia difende le ambizioni green della Pac, segnalandone anche il loro progressivo depotenziamento rispetto alle intenzioni originarie, enunciate dal Green Deal europeo con la strategia  Farm to Fork, e la Strategia Biodiversità 2030. La coalizione #CambiamoAgricoltura, a cui aderiscono oltre 90 sigle della società civile, guidate da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista e bio, ha espresso un profondo dissenso verso i molti commentatori italiani che attribuiscono le proteste degli agricoltori in Germania e Francia agli obiettivi e impegni della politica agricola comunitaria. Politiche che – si legge in un comunicato stampa diffuso il 17 gennaio – sono state di fatto sabotate dalle ultime decisioni delle Istituzioni europee sollecitate dalle potenti lobby e corporazioni agricole e dell’agro-industria, quali il voto contrario del Parlamento europeo sul Regolamento SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi, l’eliminazione degli allevamenti bovini dalla normativa europea sulle emissioni industriali, la liberalizzazione dei nuovi OGM, l’indebolimento del Regolamento europeo sul ripristino della natura per le aree agricole e infine la decisione della Commissione UE di rinnovare l’uso del glifosato per altri dieci anni.

Dipendenza dalle risorse fossili, volatilità dei prezzi alla produzione e speculazioni finanziarie sono, secondo le coalizione #CambiamoAgricoltura le vere cause della crisi del settore primario in Europa, che in Italia viene abilmente strumentalizzata per contestare in particolare due impegni previsti dalla nuova condizionalità della PAC, da sempre nel mirino delle Associazioni agricole: l’obbligo delle rotazioni e l’obbligo del 4% delle aree agricole da destinare riposo vegetativo. Due misure ambientali della nuova PAC entrate in vigore solo da gennaio di quest’anno, dopo le deroghe concesse dalla Commissione con il pretesto della guerra in Ucraina.

Le Associazioni di #CambiamoAgricoltura ribadiscono che la soluzione di questa crisi strutturale del settore primario non può essere la cancellazione delle norme e degli impegni per la tutela dell’ambiente e il rinvio dell’indispensabile transizione ecologica dell’agricoltura,  rinvio che rischia di aggravare colpevolmente la situazione di crisi e confermare il ruolo negativo dei sussidi che l’Unione Europea riconosce oggi all’agricoltura (il 30% dell’intero budget della UE è destinato alla Politica Agricola Comune),  a fronte delle stime allarmanti dell’UE Soil Observatory che segnalano il 70% dei suoli in Europa in cattive condizioni per cui, senza adeguate misure di tutela ambientale, sarà sempre più difficile produrre cibo.

Infine le Associazioni rilevano che la cancellazione dei sussidi al gasolio agricolo, che è stata la miccia della protesta degli agricoltori tedeschi, è prevedibile che avvenga anche in Italia per gli impegni assunti con il PNRR e confermati dall’attuale Governo italiano, contestualmente alla concessione della quarta rata dei fondi. Tra i diversi sussidi considerati ambientalmente dannosi e da eliminare tra il 2026 e il 2030 compaiono infatti anche le agevolazioni al gasolio agricolo e sull’IVA per i fertilizzanti chimici e prodotti fitosanitari.

Una parziale soluzione per questi problemi è indicata proprio dalle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030 che prevedono la crescita delle superfici agricole dedicate all’agricoltura biologica, i cui costi di produzione sono legati in misura minore alla variabilità dei costi degli input chimici derivanti da petrolio e gas, oltre a essere più remunerativa per gli agricoltori.

Trattori attesi a Roma

I trattori nel frattempo si preparano a invadere anche la Capitale. Il volto principale delle proteste degli agricoltori in Italia è Danilo Calvani, ex leader del movimento dei Forconi. È lui a dirigere il Comitato degli agricoltori traditi (Cra), il primo ad aver dato il via alle manifestazioni di piazza e che ha dichiarato di voler portare da lunedi la protesta a Roma. Tra i principali destinatari delle sue critiche ci sono soprattutto la Coldiretti e i sindacati di categoria: «Gli agricoltori non li seguono più, non sono più credibili. Ci riprenderemo quello che è nostro come rappresentanza», ha spiegato Calvani.

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